IL PAESAGGIO AGRICOLO MARCHIGIANO
“La poesia nel paesaggio da Mario Giacomelli alle nuove generazioni”

mostra delle opere a Morro d'Alba dal 15 luglio al 14 agosto 2005 (Auditorium di S. Teleucania)

Presentazione di:
Alfonso Maria Capriolo - Presidente Sistema Museale della Provincia di Ancona
Simone Spadoni - Sindaco del Comune di Morro d'Alba

Con la mostra "Il paesaggio agricolo marchigiano. La poesia nel paesaggio da Mario Giacomelli alle nuove generazioni", l'Associazione Sistema Museale della Provincia di Ancona inaugura una serie di iniziative che puntano a valorizzare il paesaggio come bene culturale a sé stante, caratterizzante l'identità storica e culturale del territorio, così come è stato riconosciuto anche dal punto di vista giuridico dal nuovo Codice dei beni culturali.
Il paesaggio della campagna marchigiana è il frutto di un intenso intervento sulla natura da parte della mano dell'uomo, che ne ha definito le caratteristiche peculiari, rendendolo riconoscibile e suggestivo, ma che continua incessantemente a modificarlo.
Con le sue linee ordinate, i suoi profili ondulati, esso ha sempre esercitato una potente influenza sull'opera degli artisti, che ne sono stati attratti ed affascinati.
Tra questi, Mario Giacomelli, il grande Maestro della fotografia di Senigallia, che è giunto a reinventare il paesaggio agricolo, facendolo divenire elemento "astratto", pretesto per esprimere stati d'animo, impressioni, punti di vista estetici.
Gli esponenti del Centro per la Diffusione della Fotografia di Falconara Marittima sono partiti dalla lezione giacomelliana, legata fondamentalmente all'utilizzo del bianco e nero, per sperimentare la possibilità di recuperare ed innovare la sua esperienza utilizzando la fotografia a colori.
Così, nelle loro opere, il paesaggio agricolo diviene, di volta in volta, immagine onirica, evanescente, sfumata, semplici macchie di colore, elemento geometrico, puro segno grafico, offrendo allo spettatore sensazioni e suggestioni sempre diverse.
Morro d'Alba si è proposta come sede naturale delle iniziative sul paesaggio agricolo.
Il nome stesso del paese è legato a quello del suo prodotto agricolo più rinomato, il vino Lacrima di Morro d'Alba, appunto.
Qui ha sede il Museo "Utensilia", nato come sezione distaccata del Museo di Storia della Mezzadria di Senigallia fondato dal prof. Sergio Anselmi, ma ormai autonoma presenza nel panorama museale della provincia, che, con l'esposizione dei numerosi attrezzi originali, in gran parte forniti da cittadini di Morro d'Alba, permette ai visitatori di conoscere lo stile di vita dei mezzadri e delle loro famiglie in un'epoca ormai passata, ma ancora relativamente recente, mantenendone intatta la memoria, a beneficio delle nuove generazioni.
Qui lo stesso Mario Giacomelli ha spesso operato, con generosa disponibilità, documentando con i suoi scatti il costante divenire del paesaggio agricolo, come nelle foto conservate nel Museo, e le iniziative volte a riscoprire e tramandare le tradizioni contadine, come nella serie fotografica dedicata ai cantori popolari del "Cantamaggio".
Insomma, qui la "campagna" non è soltanto un dato geografico, ma costituisce un elemento fondamentale della vita e della cultura di Morro d'Alba e rappresenta una concreta opportunità di vita e di sviluppo economico per quanti, in sempre maggior numero, stanno scegliendo l'agricoltura di qualità come attività su cui scommettere il proprio futuro.

mario giacomelli

mario giacomelli

mario giacomelli

mario giacomelli

mario giacomelli

una introduzione di Giorgio Mangani

Il paesaggio non è soltanto un bel panorama, come a volte pensa la gente, ma costituisce il sistema delle informazioni connesse ai luoghi che si sovrappone al territorio reale e ne condiziona in un modo o nell’altro la percezione. E’ per questo motivo che il paesaggio è considerato tradizionalmente l’identità profonda di una regione.
Se questo è vero quasi sempre, lo è in modo particolare per le Marche, una regione che ha conservato, meglio di altre, non solo il proprio paesaggio agrario, ma anche tradizioni culturali, modi di vedere e di essere legati a uno stile di vita antico che convive (e a volte anzi lo favorisce) con lo sviluppo economico.
Le Marche e i paesaggi di Leopardi, di Bartolini, di Volponi, di Giacomelli e di Cucchi (tutti poeti e artisti che hanno colto la dimensione “sospesa” dei luoghi e dei paesaggi marchigiani) si fondano su questa relazione profonda tra luoghi e modi di essere, che qualcuno ha chiamato “Genius Loci”.
Lo stesso municipalismo, il campanilismo marchigiano non sono che la conseguenza di questa specie di “biodiversità” culturale, connotato specifico della regione, che per così dire favorisce, e al tempo stesso limita, il suo sviluppo: due facce della stessa medaglia.
E’ di qui che, probabilmente, deve prendere le mosse la progettazione dello sviluppo “postmoderno” delle Marche, ripensando in modi nuovi questa vocazione locale alla tradizione, questa refrattarietà alla globalizzazione, o per lo meno alla globalizzazione sfrenata, che ci vaccina contro la disseminazione dei “non luoghi”, degli spazi senza storia e senza identità, ma che, però, può tradursi a volte in debolezza, nella incapacità di guardare al futuro senza timore.
Da questa “prossimità” della gente con i luoghi bisogna probabilmente partire per tradurre in valore ciò che, a volte, viene considerato stoltamente come un ritardo.
Come sempre accade, il paesaggio è (e resta) un repertorio di valori, di storie, di immagini mentali, di emozioni radicate storicamente nei luoghi (e memorizzate attraverso di essi), ma può offrire il suo aiuto alla declinazione di nuovi valori, di nuove emozioni, senza complessi, capaci di dialogare con le più lontane contrade e con le tecnologie più avanzate.
Proprio come le immagini di questa mostra.

Giorgio Marinelli

Giorgio Marinelli

Giorgio Marinelli

una nota di Enzo Carli

Giorgio Marinelli è un esteta del paesaggio marchigiano.
Fotografo colto e sensibile alterna la sua ricerca alla formazione di giovani che istruisce alla pratica fotografica.
Prendendo spunto da alcune opere sul paesaggio di Giacomelli, esaltato dalla luce violenta del bianco e nero, da queste lastre schiacciate sulla madre terra, con un gruppo di Allievi percorre la campagna marchigiana cercando spunti e riflessioni per un progetto integrato di fotografia dove il riporto visivo privilegia, attraverso il filtro dell'interiorità, emozioni e stati d'animo.
La campagna marchigiana viene fuori in tutto il suo splendore, esaltata dall'astrazione del colore, solcata dalle bande diagonali, dalla profondità, dai chiasmi.
Tracce e solchi che esaltano la prospettiva nelle fotografie solari, a volte ancorate da schermi di protezione, a volte libere da ogni riporto di realtà per un'astrazione romantica a volo d'uccello su campi sterminati abbagliati dal verde marchigiano.
Sono paesaggi come interrogativi dell'anima e nello stesso tempo identità perdute dei luoghi che ritornano come omaggio alla memoria di Mario Giacomelli
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Alessandro Magi Galluzzi

Annarita Rossi

Beatrice Bramucci

Beatrice Bramucci

Daniela Catalani

Daniela Catalani

Rita Bramucci

Rita Bramucci

Stefano Giordani

Tatiana Fronzi

Tatiana Fronzi

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