SCHEDE

home page presentazione "i bestiari" presentazione "museo e paolucci"
01. le api 02. il ragno 03. il picchio verde 04. l'aquila 05. il corvo 06. la gallina
07. il gallo 08. l'asino 09. il lupo 10. la volpe 11. il pavone 12. la donnola
13. la iena 14. la capra 15. la colomba 16. il rospo 17. la rondine 18. il riccio
visite guidate, laboratori e approfondimenti con le scuole

I bestiari

La scuola del mondo antico era fondata sull’apprendimento mnemonico. I maestri, cioè, insegnavano ai loro studenti le informazioni di base necessarie alla vita sociale che dovevano essere imparate a memoria (il calendario, il significato dei principali termini, le istituzioni politiche, le narrazioni mitologiche, ecc.).

Ma essi insegnavano anche la tecnica da usare per imparare a memoria, che si basava sull’uso delle figure. I miti erano appunto narrazioni (delle figure) che servivano per memorizzare, e altrettanto facevano animali e piante del mondo naturale.

Attribuendo agli animali e alle piante un carattere morale connesso con le loro apparenti abitudini (la volpe cacciatrice, la lepre veloce, il cane fedele, ecc.) o, per le piante, con le loro proprietà, si poteva facilmente classificare il mondo naturale e, al tempo stesso, sceneggiare esempi morali da imitare o da evitare.

Gli animali divennero dunque, ben prima delle storie a fumetti di Walt Disney, un modo per rappresentare vizi e virtù degli uomini.

A questo scopo furono scritti e illustrati i cosiddetti Bestiari, che sembrano diffondersi soprattutto nell’ambiente di Alessandria (che codifica, infatti, le forme dell’insegnamento scolastico antico) nel IV-III sec. avanti Cristo. Ma già nel VII-VI secolo a.C. le favole del greco Esopo avevano sceneggiato storie di animali nei loro caratteri morali.

I bestiarii erano in sostanza enciclopedie morali che descrivevano il comportamento e il connesso significato degli animali. Un sistema che divenne molto efficace proprio nell’insegnamento scolastico e che fu poi ereditato dai trattatisti cristiani i quali cercavano di presentare il mondo della natura come un sistema di segni e di simboli disseminati da dio per consentire agli uomini di trarne esempi e spunti di comportamento morale.

Per questo motivo i bestiari della tarda antichità furono rilanciati come aiuti didattici nel XII secolo, l’epoca in cui venne rinnovato l’insegnamento scolastico dei conventi, quando fu attribuito a Ugo da San Vittore (che fu un protagonista di quel rinnovamento didattico) un De bestiis, noto anche come Aviarium, che resterà un modello per molti secoli.

Contrariamente a quanto spesso si crede, tuttavia, nonostante l’obiettivo morale, in molti casi la descrizione del comportamento animale dei bestiari era originariamente fedele alla realtà e desunta da osservazioni empiriche. Fu invece negli anni successivi al XIII e XIV secolo che il genere sviluppò sempre di più il proprio carattere narrativo e letterario, fino a sfociare nei cosiddetti “bestiarii d’amore” diffusisi nella corte anglo-normanna, nei quali gli animali sono ormai solo simboli di vizi e di virtù, presi a modello per rappresentare le relazioni sociali dei gentiluomini (di corte) e le strategie di corteggiamento delle dame da parte dei cavalieri.

Le favole letterarie moderne come quelle di Charles Perrault (1628-1703), di Jean de La Fontaine (1621-1698), di Hans Christian Andersen (1895-1875) e di Walt Disney (1901-1966) sono dunque solo gli ultimi esempi di una tradizione molto antica che ha saputo “animare” il mondo della natura, utilizzandola come repertorio di modelli per la vita sociale degli uomini.

top